16 Aprile 2024

Credito d’imposta Transizione 5.0: progetti ammissibili e iter per accedere all’agevolazione

Il decreto legge 2 marzo 2024, n. 19 (cd DL PNRR) ha introdotto le importanti novità in tema di Transizione 5.0 di cui abbiamo descritto i tratti essenziali in una precedente informativa.

Le risorse stanziate al fine di sostenere il processo di transizione digitale ed energetica delle imprese sono pari a 6,3 miliardi di euro e fanno parte del piano RepowerEU che mira a spingere le imprese verso un’autosufficienza energetica.

Queste risorse saranno poi suddivise per anno nel seguente modo:

• 1.039,5 milioni per l'anno 2024;
• 3.118,5 milioni per l'anno 2025;
• 415,8 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2026 al 2030.

A giorni è atteso il decreto attuativo che definirà alcuni aspetti fondamentali dell’Iter procedurale che dovrà essere seguito per poter fruire dell’agevolazione.

In particolare, il decreto attuativo dovrà indicare le modalità, i tempi e i contenuti delle comunicazioni che le imprese dovranno trasmettere al GSE ed il contenuto delle certificazioni che saranno rilasciate dai soggetti indicati dalla legge.

Un altro aspetto fondamentale che il decreto attuativo dovrà chiarire riguarda le modalità di calcolo del risparmio energetico conseguito con particolare riferimento allo scenario controfattuale, ovvero lo scenario preso come riferimento per le imprese che non hanno la possibilità di effettuare un confronto con esercizi precedenti in quanto imprese di nuova costituzione.

Tipologia di investimenti ammissibili

Come già anticipato nel precedente articolo, gli investimenti ammessi all’agevolazione Transizione 5.0 devono avere la caratteristica di beni materiali o immateriali 4.0 e devono essere tali da contribuire alla riduzione dei consumi energetici di almeno il 3%, o, alternativamente, del 5% per i processi interessati dall'investimento.

Altro aspetto da tenere in considerazione per poter usufruire del credito d’imposta è che sono agevolabili “i progetti di innovazione” e non il singolo bene. Infatti, nel precedente impianto normativo, per poter accedere al regime agevolativo era sufficiente l’acquisto di un solo bene avente le caratteristiche dell’industria 4.0.

Pertanto, per poter usufruire dell’agevolazione, gli investimenti devono presentare contemporaneamente le seguenti caratteristiche:

1) Si deve trattare di beni materiali e immateriali nuovi, strumentali all'esercizio d'impresa di cui agli allegati A e B annessi alla legge 11 dicembre 2016, n. 232;
2) I beni del punto 1 devono contribuire ad una riduzione del consumo energetico dell’unità nella quale vengono installati.

Una volta rispettate le caratteristiche dei punti 1) e 2) allora si può parlare di “progetti di innovazione” che contribuiscono alla riduzione dei consumi energetici.

Oltre ai beni di cui agli allegati A e B rientrano tra i beni strumentali immateriali 4.0 anche:

• I software, i sistemi, le piattaforme o le applicazioni per l'intelligenza degli impianti che garantiscono il monitoraggio continuo e la visualizzazione dei consumi energetici e dell'energia autoprodotta e autoconsumata, o introducono meccanismi di efficienza energetica, attraverso la raccolta e l'elaborazione dei dati anche provenienti dalla sensoristica IoT di campo (Energy Dashboarding);
• I software relativi alla gestione di impresa se acquistati unitamente ai software, ai sistemi o alle piattaforme di cui al punto precedente.

Esclusivamente nell’ambito di questi progetti di innovazione, sono agevolabili alcuni beni introdotti dalla nuova normativa non inclusi nell’elenco degli allegati A e B. Si può parlare quindi in questo caso di “investimenti trainati”, perché possono essere agevolabili solo se sussistono le caratteristiche dei punti 1 e 2 contemporaneamente.

Quindi, solo qualora gli investimenti siano 4.0 e permettano una riduzione dei consumi dell’unità nella quale vengono installati, sono agevolabili anche beni materiali nuovi strumentali all'esercizio d'impresa finalizzati all'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, a eccezione delle biomasse, compresi gli impianti per lo stoccaggio dell'energia prodotta.

Con riferimento all'autoproduzione e all'autoconsumo di energia da fonte solare, sono considerati ammissibili esclusivamente gli impianti con moduli fotovoltaici di cui all'art. 12 co. 1 lettere a), b) e c) del DL 9.12.2023 n. 181, vale a dire:

a) moduli fotovoltaici prodotti negli Stati membri dell'Unione europea con un'efficienza a livello di modulo almeno pari al 21,5%;
b) moduli fotovoltaici con celle, prodotti negli Stati membri dell'Unione europea con un'efficienza a livello di cella almeno pari al 23,5%;
c) moduli prodotti negli Stati membri dell'Unione europea composti da celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem prodotti nell'Unione europea con un'efficienza di cella almeno pari al 24%.

Gli investimenti in impianti che comprendono i moduli di cui alle lettere b) e c) concorrono a formare la base di calcolo del credito d'imposta per un importo pari, rispettivamente, al 120% e 140% del loro costo.

Quindi, nell’ipotesi in cui si effettui un investimento con tecnologie abilitanti che permetta di beneficiare dell’aliquota massima di credito d’imposta (il 45%), installando i pannelli fotovoltaici con le caratteristiche della lettera c, sarà possibile usufruire di un credito d’imposta del 63%, grazie alla maggiorazione del 140% della base di calcolo.

 

Formazione del personale

Sono inoltre agevolabili nell’ambito dei progetti sostenibili le spese per la formazione del personale finalizzate all’acquisizione o al consolidamento delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la transizione digitale ed energetica dei processi produttivi, nel limite del 10% degli investimenti effettuati e in ogni caso sino al massimo di 300 mila euro, a condizione che le attività formative siano erogate da soggetti esterni individuati con decreto del Mimit.

Aliquote credito d’imposta

All’interno della seguente tabella sintetizziamo le diverse aliquote in funzione dell’ammontare dell’investimento e della riduzione dei consumi:

 

 

L’iter per accedere all’agevolazione

L’accesso all’agevolazione è subordinato alla produzione di una serie di documenti e di certificazioni che hanno da una parte l’obiettivo di certificare che l’investimento è in grado di generare un effettivo risparmio energetico, dall’altra (ex-post) di certificare che l’investimento è stato effettivamente sostenuto in maniera coerente con quanto certificato in fase di progettazione ed è in grado di generare il risparmio energetico grazie all’utilizzo delle tecnologie abilitanti.

L’azienda dovrà poi comunicare in maniera continuativa con il GSE anche durante la realizzazione degli investimenti con comunicazioni periodiche relative all’avanzamento dell’investimento ammesso all’agevolazione, secondo le modalità che dovranno essere definite con il decreto attuativo.

In sintesi, l’Iter per l’accesso all’agevolazione consiste nell’invio delle seguenti comunicazioni:

Comunicazione ex ante (prima dell’effettuazione dell’investimento) deve contenere:

- Descrizione del progetto di investimento contenente i beni degli allegati A e B;
- Costo dell’investimento;
- Certificazione ex ante del risparmio energetico conseguibile tramite gli investimenti nei beni 4.0. Tale certificazione può essere rilasciata dai seguenti soggetti:

  • ESCO certificate ai sensi della norma UNI CEI 11352;
  • Esperti in gestione dell’energia (EGE) UNI CEI 11339;
  • Altri soggetti potranno essere autorizzati mediante il decreto attuativo.

Comunicazione ex post (ad investimento completato) deve contenere:

- Certificazione che attesti l’effettiva realizzazione dell’investimento coerentemente con quanto definito nella comunicazione ex-ante. La comunicazione può essere rilasciata dai seguenti soggetti:

  • ESCO certificate ai sensi della norma UNI CEI 11352;
  • Esperti in gestione dell’energia (EGE) UNI CEI 11339;
  • Altri soggetti potranno essere autorizzati mediante il decreto attuativo.

- Perizia asseverata relativa ai Beni 4.0 che attesti la riconducibilità dei beni agli allegati A e B e avvenuta interconnessione;
- Perizia asseverata da parte di un revisore legale dei conti che certifichi l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa. Le spese sostenute per adempiere a tale obbligo sono riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore a 5.000 euro.

Modalità di fruizione del credito d’imposta

Il credito d’imposta può essere utilizzato esclusivamente in compensazione presentando il modello F24 tramite i servizi telematici dell’Agenzia Delle Entrate.

Il credito d’imposta può essere compensato in un’unica soluzione entro il 31/12/2025, altrimenti, dopo questa data, può essere compensato in 5 quote annuali di pari importo.

Cosa possiamo fare per voi

Il nostro studio, con il suo team di partner qualificati, può assistervi durante tutto l’iter che porta alla fruizione dell’agevolazione e nell’ottimizzare l’utilizzo degli incentivi previsti nell’ambito del Piano di Transizione 5.0.

In particolare, l’assistenza fornita copre diversi aspetti: dal supporto tecnico per il rilascio della certificazione che attesta il risparmio energetico ottenuto, agli aspetti amministrativi e fiscali.

Questi ultimi includono le comunicazioni con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e con l'Agenzia delle Entrate per ottenere il credito fiscale. Inoltre, il servizio comprende il rilascio della certificazione da parte di un revisore legale dei conti, incaricato di verificare l'effettivo sostenimento delle spese ammissibili da parte della società. L’asseverazione del revisore contabile è una delle certificazioni ex-post fondamentali per il riconoscimento del credito d’imposta.

 

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